"Davvero non hai mai mangiato il Conte Savino?": detta così sembra quasi una battuta estratta da un film horror a tratti comico, in realtà è una domanda scambiata nel corso di una chiacchierata tra appassionate di cucina, ricette e soprattutto di tradizione popolare, in un pomeriggio alla ricerca di "cose belle e interessanti" da condividere con quante più persone possibili.
È così che è nata l'idea per questo articolo "gastronomico" il cui scopo vuole essere quello di presentare una ricetta dal sapore arcaicoma dall'uso attualissimo.
Si scopre, infatti, che quella del “Conte Savino” è una ricetta antica, "riesumata negli anni di Pro-Loco da donne cupellesi che preparavano pranzi per gli sposi", come alcune di loro stesse ci raccontano.
Dunque, una ricetta in uso davvero tanti anni fa - di cui non si hanno notizie storiche (a parte qualche aneddoto senza nessuna fonte certa che narra di una cuoca che, sbagliando una ricetta che stava preparando per un Conte, creò invece una prelibatezza) - ma che è possibile gustare tutt'oggi sulle tavole di alcune famiglie cupellesi che la ripropongono, soprattutto nel periodo invernale e in particolare durante le festività natalizie.
Pochi e genuini sono gli ingredienti alla base di questo piatto che, coni dovuti accorgimenti, diventa anche un'ottima alternativa gluten free: 10 uova (di cui gli albumi vanno aggiunti dopo esser stati montati a neve solo alla fine per non far smontare il composto), 200 g di grana grattugiato e 2 scamorze appassite grattugiate occorrono per preparare una sorta di soufflé cucinato per 15 minuti in forno preriscaldato (all'interno di una casseruola in cui precedentemente si è versato un mestolo di brodo caldo): il tempo necessario per far dorare il tortino che però non deve diventare duro o croccante.
Una volta sfornato, dopo averlo fatto raffreddare solo il tempo necessario per rapprendersi un po', si può procedere al taglio delle porzioni e all'impiattamento: versato del brodo caldo nel piatto, si può adagiare la porzione di Conte Savino ancora tiepida e aggiungere qualche tortellino o dei cappelletti oltre a delle polpettine fatte lessare precedentemente nel brodo utilizzato per il procedimento.
Una procedura semplice per realizzare un piatto, a detta di chi l'ha mangiato fino a qualche giorno fa, "prelibato, inspiegabilmente strepitoso, libidinoso, cosa sopraffina": commenti che altro non fanno che far venire l'acquolina in bocca e spingere a mettersi ai fornelli per sperimentare questa ricetta di un tempo che fu, ma non troppo.