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Con semplicità e dolcezza dalla tradizione: “I CELLI RIPIENI”

I tarallucci al vino bianco: inebrianti dolci secchi tipici della tradizione gastronomica abruzzese

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Il nome tarallo viene usato per indicare quei prodotti da forno che hanno in comune la forma ad anello con le estremità intrecciate.

 L’origine del nome è incerta: è probabile che risalga all’italico “Tar” che significa “avvolgere”, poiché rievocano i concetti di ciclicità e delle stagioni.

I tarallucci al vino bianco  sono dolci secchi tipici della tradizione gastronomica abruzzese,specie quella natalizia e presenti immancabilmente in occasione dei matrimoni, quando i novelli sposi erano soliti fare dono a testimoni e invitati di vassoi di dolci. Questa usanza nasce dal fatto che la loro forma rappresenta il volo che la moglie aveva spiccato dalla casa paterna; infatti  si parla di “Celli ripieni” perché richiamano una sorta di schematici uccelletti.

I Tarallucci presentano l’esterno croccante e l’interno ripieno di morbido impasto, solitamente, a base di confettura d’uva, che nel gergo popolare chiamiamo “Ragnata”.

Per via della loro impareggiabile bontà, ogni anno tutte le case del nostro territorio vengono avvolte dal profumo inebriante dei tarallucci e gustati in famiglia; in questo caso, è stato consultato il ricettario della signora cupellese Adele Nicoletta D’ovidio,le cui conoscenze e abilità in materia di questi ed altri prodotti tipici sono ineguagliabili, che ci ha illustrato, attraverso gli scatti qui riportati, i  passassi necessari per poter riprodurre i tarallucci.

Si noterà che i quantitativi forniti non sono precisi, poiché è consuetudine per le donne “di una volta” dosare gli ingredienti, come si suol dire, “a occhio” per via della loro grande maestria in tutto ciò che riguarda il mondo della cucina.

 

Per poter realizzare l’impasto dei tarallucci, bisognerà disporre un kg. circa di farina “a fontana” e aggiungere al centro due bicchieri di olio extravergine d’oliva, due bicchieri di vino bianco e due o tre cucchiai di zucchero semolato. Gli ingredienti dovranno essere amalgamanti fino ad ottenere un composto morbido, compatto ed omogeneo, il quale dovrà riposare per circa un’ora. Successivamente, si passa alla preparazione del ripieno, per il quale occorrerà unire e mescolare: un kg. circa di ragnata, un cucchiaio di cioccolato fondente tritato, un cucchiaio di mandorle tritate, tre o quattro biscotti sbriciolati ed un mix di confetture di albicocca e pesca.  Terminato il ripieno, sarà necessario riprendere la pasta e ricavarne delle strisce, da stendere sul mattarello o tramite l’ausilio di una macchinetta per lavorare la pasta, al centro delle quali disporre la ragnata per poi  richiuderle su se stesse ottenendo, così, la tipica forma dei tarallucci.

Un passaggio fondamentale per la buona riuscita di queste delizie locali, è quello di chiudere le estremità dei tarallucci dal centro, facendo fuoriuscire tutta l’aria, in modo da evitare il rischio di apertura degli stessi durante la cottura. Una volta assemblati in una casseruola foderata di carta forno, i tarallucci potranno essere cotti, in forno, ad una temperatura di 180 gradi per circa 15 minuti e dovranno risultare leggermente “dorati”; raggiunta la cottura verranno cosparsi di zucchero semolato.

La ricetta dei Tarallucci presenta, inoltre, delle varianti: in alternativa al vino bianco può essere utilizzato anche lo spumante, il quale rende l’impasto ulteriormente morbido, oppure le uova che insieme al latte li rendono ottimi per colazioni o merende.

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