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Maggio di paese, maggio di preghiere, ricordi e profumi

Riflessioni sulla festa del patrono di Monteodorisio

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La primavera danza per le strade, le rose iniziano a sbocciare forti e fragili, il sole riscalda corpi ed anime preparandoli ad abbandonare la stagione invernale, profumo di pane appena sfornato nell’aria corre tra i vicoli e avvolge l’intero paese che piano piano si risveglia al mattino. È questa l’immagine di un Maggio di paese che, come un antico cantore, fa il suo ingresso e racconta storie di un passato che si intreccia al presente. 

Questo maggio di storie è il mese in cui Monteodorisio si prepara a festeggiare il suo santo protettore, san Marcellino. Una festa che non è una semplice tradizione ma un intreccio di ricordi e preghiere, fatiche e speranze, al profumo di porcellato e vino rosso.

San Marcellino è prima di tutto il custode dei ricordi che, racchiusi dentro gli occhi, riaffiorano nella mente di ogni cittadino di Monteodorisio che, sin da piccolo, ha vissuto con la propria famiglia questo momento in maniera diversa e speciale: ricordi quindi che portano con sé volti, parole e valori.

San Marcellino poi è il protettore delle speranze: quelle di chi è nostalgico, quelle di chi ha grandi sogni e prospettive, quelle di chi crede e si impegna per cambiare ciò che non funziona, quelle di chi è stanco, quelle di chi combatte e fa delle sua fragilità la sua forza, quelle di chi è spensierato, quelle di chi è preoccupato. Ognuna di queste speranze rappresenta fatica che si fa preghiera e affidamento al cielo azzurro di maggio e alla primavera che verrà sempre e nonostante tutto.

San Marcellino infine è il maestro della semplicità: essa non è mancanza, cedimento, ma virtù, valore della fragilità, essa ci restituisce il senso dei gesti, delle parole, dello spazio e della preziosità dei momenti che viviamo. Essere semplici significa essere consapevoli delle proprie forze e delle proprie fragilità, vuol dire vivere meravigliandosi aggrappati alla speranza, ai ricordi e alla forza di agire e reagire come ci insegna la storia dello stesso san Marcellino.

Quindi questo maggio di paese fatto di intrecci di preghiere, ricordi e profumi, deve ricordarci il valore dietro la tradizione di adoperarsi per festeggiare il proprio patrono. 

Non a caso, il simbolo, il famoso pane cotto con ingredienti dolci e dalla ricetta segreta, il “porcellato”, portato in processione durante la festività, poi benedetto e venduto ai fedeli, è una pagnotta rotonda di colore scuro che tende a schiarirsi verso il centro dove paradossalmente si apre come una rosa. Tale “pane dolce” richiama l’immagine della rosa che fiorisce a maggio e che, tra le sue spine e la sua bellezza profumata, ricorda a tutti il valore della semplicità, gli sguardi racchiusi nei ricordi, le speranze del presente e le preghiere che spronano e danno respiro all’esistenza, dietro la festa del santo patrono di Monteodorisio.  

 

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